Quel pomeriggio aveva cambiato il corso di tutta la sua vita. E il cambiamento fu radicale e definitivo.
Il primo giorno di settembre Connie aveva ancora un residuo di abbronzatura estiva e il riposo aveva fatto miracoli sul suo aspetto. Era radiosa di buon umore e solare. Aveva passato l’estate a leggere sotto l’ombrellone e a fantasticare.
Si era fermata nel centro commerciale vicino casa e seduta su una panchina era in attesa di una telefonata di lavoro. Osservava distrattamente la promoter fuori da una profumeria della catena Lively che cercava di far provare un profumo alle passanti. Nessun che accettasse, chi diceva ne ho già su un altro, chi si spostava, chi declinava con un sorriso cortese, chi accelerava il passo per impedire lo spruzzo indesiderato.
La ragazza, poco meno di vent’anni, la boccetta di profumo in mano e un sorriso forzato, aveva nello sguardo un filo di imbarazzo misto a disperazione. La pagavano, poco, per far provare il profumo alle passanti. Nessuno le contava gli spruzzi ma per lei era importante che qualcuna si fermasse. Era li da due ore, su scarpe con il tacco evidentemente scomode, magliettina nera e jeans. In due ore non si era fermato nessuno.
E fu così che Connie mossa da compassione, non rispose alla telefonata che aspettava, si alzò e si avvicinò alla ragazza.
<Ciao, che profumo è? Sto proprio cercando una fragranza nuova, me lo fai provare?>
La ragazza non dissimulò il suo stupore, e con un largo sorriso le rispose:
<ma certo, le spruzzo il nuovo prodotto Femme>
Connie le porse il polso sinistro, ricevette lo spruzzo, annusò il polso più volte, e con convinzione disse:
<Esattamente la fragranza che cercavo, quanto costa?>
La giovane sorrise nuovamente con sollievo e le propose di entrare, quel giorno c’era il 20% di sconto e un omaggio per l’acquisto del profumo.
Connie acquistò, si mise la boccetta in borsa e si sedette nuovamente sulla panchina del centro commerciale fuori dalla profumeria. Prese il telefonino e compose il numero del cliente a cui non aveva risposto. Intanto che risolveva la solita grana, con la coda dell’occhio guardò nuovamente la giovane promoter.
Qualcosa era cambiato, perché in pochi minuti ben 3 persone si erano fermate per provare la fragranza. Lo sguardo, la postura, il modo di interagire con le passanti, era diverso. E le persone si fermavano!
Quasi che l’azione di interagire e acquistare il profumo avesse operato un miracolo, donando alla commessa, quella fiducia che passava poi alle passanti, spingendole a fermarsi. Oppure era una illusione? Un caso?
Connie sorrise e ripassando salutò.
L’episodio la colpì.
Iniziò ad interagire con le persone, si fermò dopo l’episodio della profumeria, anche dai venditori di telefonia. Anche loro infastidivano i passanti proponendo piani telefonici e fibra ottica. Li aveva spesso scansati dicendo
<sono a posto, grazie>
e loro
<ma quanto paga?>
costringendola alla fine a dribblare per superare il gabbiotto ed evitare di fermarsi. Quel giorno decise di parlare con il piccoletto vestito di tutto punto con camicia bianca e abito Oviesse blu. Ascoltò la descrizione delle offerte, risposte alle domande e prese tutta la documentazione promettendo di tornare dopo averne parlato con il marito. Mentì, perché Connie era una single di ferro. Nessun marito all’orizzonte!
La felicità provata nel verificare il risultato del suo intervento con la promoter, era stata inaspettatamente enorme.
Si era sentita una fata benefattrice, una piccola genietta del bene, nel gratificare la promoter e modificare il corso degli eventi, o almeno così le sembrava.
Decise che avrebbe fatto ogni giorno 2 o 3 azioni simili, verificato i risultati e scritto l’accaduto sul pc. Successivamente tutto ciò avrebbe prodotto statistiche interessanti.
Era sola Connie, diverse relazioni sentimentali si erano susseguite senza lasciare traccia. C’era Roberto, il motociclista che entrava e usciva dalla sua vita. Non riusciva a respingerlo, tutto sommato era una compagnia comoda. Non le piaceva molto, quindi quando spariva dopo due o tre appuntamenti, non soffriva più di tanto. C’era poi stato Carlo, che era già fidanzato ma si era guardato bene dal dirglielo. Lo scoprì dopo 3 mesi di frequentazione, indagando tra i suoi amici. Non rispondeva al telefono nei week end e la cosa suonava sospetta. Lo lasciò urlandogli che era uno schifoso… sparì nel nulla anche lui.
C’era poi Massimo, la sua vera eterna cotta. Un amore adolescenziale, segreto, un amico di sua sorella. Medico, di buona famiglia, occhialini e sguardo tenero. Non la vedeva neppure, e quando dopo anni di conoscenza, Connie si decise a dichiararsi, era troppo tardi. Con imbarazzo, lui la guardò da dietro gli occhiali e si disse dispiaciuto. Non immaginava i suoi sentimenti, ma comunque si era appena messo insieme alla figlia del suo capo, una vedova con due bambini adorabili. Aveva sempre desiderato dei figli… Inoltre il padre di lei gli avrebbe aperto le porte nell’azienda di famiglia, una farmaceutica.
Connie pianse tutte le sue lacrime e giurò a se stessa che non avrebbe sofferto per amore. Mai più.
Si chiedeva cosa ci fosse in lei che non andava, e perché la lasciavano tutti. Eppure era carina, un viso abbastanza regolare, un sorriso con bei denti, fisico longilineo e snello. Trentasette anni e mai una convivenza né un fidanzamento. Intorno a lei tutti si accasavano, o almeno così le sembrava. Si sentì una zitella senza speranza quando Lisa, sua sorella, più giovane di lei, meno carina di lei, niente laurea e niente stile, le annunciò il suo imminente matrimonio con annessa proposta di farle da testimone. Sposava Alfonso, il vicino del 6 piano della palazzina dove avevano sempre abitato. Lo conoscevano entrambe di vista. Si frequentavano da due anni, ma Lisa non lo aveva introdotto in famiglia fino a che non si è sentita sicura di volerlo davvero sposare. Sicurezza improvvisamente giunta, visto che era incinta.
Matrimonio riparatore? No, solo un motivo per accelerare quanto sarebbe comunque accaduto. Alfonso le piaceva ed era giusto per lei.
Connie la guardò comunque allibita senza nascondere lo sgomento.
<Ti spoooosiiiii????>
Ma perché?!!!
Il suo problema era l’eccessiva trasparenza, tutti sapevano che lei voleva un ragazzo fisso, o una convivenza o qualsiasi cosa che gli somigliasse. Sua madre la guardò e le disse:
<si sposa prima, ma non preoccuparti, verrà anche il tuo turno..>
Connie, che in realtà si chiamava Concetta, sospirò! una menzogna a fin di bene, un’altra.
segue seconda puntata …
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