Intervista a Simona Rosella Guariso

A tre giorni dal recital  per violoncello e pianoforte “ATMOSPHÈRES” abbiamo intervistato per voi Simona Rosella Guariso.

Ha appena terminato le prove con David Steven Tabbat e la sua stanza ancora risuona dell’intreccio di note che comporranno il concerto “ATMOSPHÈRES, porgendo l’orecchio al passato”

Partirei proprio da qui chiedendo il perché di questo titolo e come è nata la scelta dei brani.

Nel 2000 la tua composizione “Poiein”, per voce recitante, violoncello e pianoforte è stata eseguita nella sala Puccini del Conservatorio di Milano,  anche se da allora hai sperimentato diverse sonorità, collaborando con diversi musicisti,  il violoncello sembra essere una voce che ami abbinare al pianoforte.

Che rapporto hai con questo strumento?

Correva l’anno 1986 e come studentessa di Pianoforte del Conservatorio di Milano, ebbi l’occasione di ascoltare dal vivo le prove dell’Orchestra dei giovani allievi. Sopraggiunse alle mie orecchie un tema, affidato ai violoncelli, della Sinfonia “Incompiuta” di F. Schubert che mi fece restare incantata. Fui rapita dal suono seducente di quello strumento, così vicino alla voce umana e così lontano dal mio Pianoforte.  Da quel preciso momento entrò a far parte del mio amato universo musicale.  E’ proprio attraverso il brano “Poiein” che ho espresso l’amore dei miei tre strumenti: il Pianoforte, il Violoncello e la Voce recitante. Le tre “corde” che nella mia anima dialogano nella bellezza dei colori, della poesia e delle emanazioni. 

Atmosphères”  nasce dall’idea di David Steven Tabbat, entrata fin da subito nel mio cuore. All’unisono la scelta dei brani che, come risuona dal titolo, invitano il pubblico a calarsi nelle atmosfere intime del buon salotto del tardo ‘800 e primo ‘900. Sono splendide miniature, un vero microcosmo di grande fascino. Compaiono autori soprattutto francesi, come G. Fauré, C. Debussy, C .Saint – Saëns, un Adagio di J.S. Bach apre la serata come una specie di “benedizione” sulla casa e, a completare il programma, un’opera di R. Schumann, compositore tedesco da sempre caro al gusto francese.

Riccardo Lanfranchi intervista Simona Rosella Guariso

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