L’astrologia mi ha portato spesso a pormi alcune domande. La prima e forse la più importante è stata rivolta a comprendere perché mai un tema natale sembra evolvere in tutto il suo potenziale di elevazione e diventa il rappresentante simbolico di una individualità che riesce ad esprimersi, come se avesse compreso a fondo ogni simbolo estraendo da questo il massimo mentre, un altro, appartiene ad una persona che si esprime ai livelli minimi come se non fosse riuscita a cogliere altre possibilità se non quella di vibrare su canali in cui sembra non essere ancora filtrata la luce della coscienza? Perché due temi simili possono rappresentare due vite fondamentalmente diverse per scopi, valori, intenti e consapevolezza, come se uno rappresentasse un soggetto capace di scandagliare le pieghe del SE’ individuando gli obiettivi e le mete che questo aveva in serbo per lui, carpendone i desideri, i segreti, le aspettative e le intime ricerche di realizzazione, come se fosse riuscito a leggere senza alcun velo quello che, all’epoca della scelta fatta prima dell’incarnazione, aveva inciso in modo decisivo nel miscelare quel particolare tipo di combinazione tra i vari ingredienti che formano il corpo, la psiche e l’anima, rappresentati poi come potenziali nel tema della nascita , e l’altro, invece, un soggetto che sembra essere sordo alle esigenze del suo SE’, orientato esclusivamente a soddisfare i più superficiali bisogni dell’IO e come tale, incapace di dirigersi verso obiettivi evolutivi, impossibilitato a cogliere gli intenti reali e, infine , costretto a negarsi ogni tipo di realizzazione interiore e di gratificazione ?
Perché a volte si riesce a centrare questo bersaglio e la vita sembra dipanarsi agilmente poiché se ne percepiscono le impalpabili vibrazioni interiori che motivano le necessità del SE’ , ed altre volte si è lontani anni luce e, non sembra esservi traccia di comprensione di se’, non si colgono significati che vadano al di la’ del semplice dibattersi nella mediocrità o perfino nello squallore di una vita che sembra essere per la persona stessa qualcosa di insignificante ed inutile se non addirittura di doloroso?
Perché qualcuno ritiene la vita meravigliosa e qualcun altro un sacrificio, un calvario o un qualcosa da cui prendere le distanze?
E ancora, perché qualcuno riesce ad intravvedere piani di evoluzione tali da farlo sentire partecipe di un tutto armonico che rende la realtà e la quotidianità così affascinante da essere affrontata quotidianamente con curiosità, entusiasmo ed energia, come se dietro a questo sipario ci fosse una sorta di ispirazione divina che anima e muove mentre per altri, non esiste nulla di tutto ciò e la realtà è solo un piano di immanenza imprigionante, vista come limitata e limitante?
A queste domande, ho cercato per anni di rispondere e, in questo spazio cercherò di esprimere i miei tentativi più o meno efficaci di comprensione che non vogliono essere una verità e che non hanno la presunzione di dare spiegazioni esaurienti, tali da colmare il “vuoto” che io sento nascondersi dietro ad ogni tema natale. Con la parola “vuoto” intendo qualcosa di impercepibile ed invisibile che è pero’ incombente al punto da poter fare la differenza tra due temi con potenzialità iniziali simili che si dirigono per strade diverse, con risultati finali che sembrano addirittura opposti, “vuoto” con cui ogni astrologo è costretto a confrontarsi quasi ogni giorno chiedendosi dov’è quell’ingrediente celato in grado di fare la differenza, e dove lo si può individuare nel tema se mai esiste?
Infatti, mentre non è difficile per un astrologo preparato riuscire a comprendere con una certa precisione quali sono le potenzialità di una persona, risulta invece estremamente difficile stabilire a priori come questa persona svilupperà queste potenzialità ne’ se mai le svilupperà.
I “misteri del tema natale” di Lidia Fassio
Eridano School
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